Mi sono imbattuta nel romanzo di Teresa Ciabatti perché finalista al Premio Strega di quest’anno, per pura curiosità.
Solitamente scelgo la letteratura straniera, per gusto personale e per esigenze di lavoro. Nonostante la foto di copertina tradisca il contenuto, il libro è bellissimo.
La vita di Peppe Misso, pentito di camorra, non dal punto di vista processuale ma da quello intimo, affettivo, l’uomo oltre il criminale.
In parallelo corre la storia della famiglia dell’autrice, con lo stesso affettuoso distacco con cui tratteggia “U’Nason”. Ciabatti è talmente brava che quel che è suo diventa puntualmente nostro. Allo stesso modo ci addentriamo nei sentimenti di un malvivente nel senso letterale della parola.
Teresa Ciabatti ci descrive la doppia vita del boss e dell’amorevole allevatore di colombi. Possono abitare la stessa persona due figure antitetiche?
Elisabetta
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