Più che un pugno questo romanzo è uno schiaffo bruciante. Non toglie il respiro ma ti costringe a tenere la mano sulla parte offesa, cercando nella pressione una qualche forma di consolazione che arriva solo con il passare del tempo.
La premessa sembra banale solo in principio: la protagonista torna a casa per il funerale del migliore amico, nel profondo Veneto fatto di magazzini e villette tutte uguali, lasciandosi alle spalle una vita romana fatta di lavori precari e relazioni scricchiolanti.
Nicole Trevisan riesce a raccontare con ironia caustica e credibile il senso di smarrimento e di mancata messa a fuoco di una generazione a cui era stato promesso tutto se solo si fossero impegnati abbastanza. Dalla calura capitolina alle nebbie padane, la protagonista dialoga soprattutto con sé stessa e con il migliore amico, ormai al sicuro sotto tre metri e mezzo di terriccio. Un romanzo sulla fuga, avanti e indietro tra realizzazione personale e convenzioni sociali, sull’inadeguatezza fisica ed emotiva, in fondo soprattutto un romanzo sulla rabbia feroce e bruciante come motore primo dell’esistenza.
Benedetta
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